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Riapre il Museo delle Dogane di Gandria con un percorso affascinante e sicuro

Giugno 10th, 2020 Posted by news-it, Senza categoria 0 thoughts on “Riapre il Museo delle Dogane di Gandria con un percorso affascinante e sicuro”

Prosegue la graduale riapertura dei musei del Canton Ticino: il 9 giugno 2020, infatti, ha avuto luogo la riapertura del Museo delle Dogane di Gandria.

L’edificio, costruito nel 1904 e utilizzato come luogo a tutela del confine sino al 1993, ospita un Museo unico nel suo genere, che ha il compito di illustrare e spiegare al pubblico l’importanza della gestione dei confini e la sua lunga tradizione in Svizzera. Accanto all’interessante ed insolita esposizione permanente, che porta il visitatore a scoprire le nuove sfide della dogana svizzera, il museo, spesso in collaborazione con istituzioni locali, organizza da sempre esposizioni speciali dedicate a temi d’attualità.

Ed è proprio con un’esposizione temporanea che il Museo delle Dogane riaprirà i suoi battenti al pubblico domani: il turismo della Belle époque. Si tratta di un insieme di manifesti d’epoca che si collocano a cavallo fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del secolo successivo che, come racconta Lorenzo Sganzini, il curatore dell’esposizione, vogliono raccontare l’avvento del Ticino nella storia del mondo.

Come ricorda Paolo Campione, Direttore del Musec, è infatti proprio in questo periodo storico che si comincia a sentir parlare della zona ticinese sia a livello culturale che turistico. Queste locandine d’epoca propongono il Ticino come “il Sud del Nord” legando insieme l’ideale alpino a quello mediterraneo in immagini, luoghi e atmosfere che risultano immediatamente riconoscibili.

Immagini dalla palpabile identità e dalla forte caratterizzazione storica accompagnano il visitatore alla scoperta del Ticino di oltre un secolo fa, in cui si riconosce il lago, elemento ricorrente in moltissimi manifesti. Proprio all’interno di queste raffigurazioni il pubblico può rendersi conto di come l’idea stessa del Lago sia mutata all’interno delle menti. Non è più il Lago straordinario ma un po’ dimenticato di Fogazzaro, ma piuttosto un luogo di incontro, di ritrovo, di giovialità, in una visione estremamente connotante dell’inizio del nuovo secolo.
E questa stessa idea è quella che porta, ogni anno, tra le 8 e le 10 mila persone a visitare questo gioiello di cultura incastonato tra lago e montagna, anche grazie alla nuova gestione a cura del Museo delle Culture e alle numerose collaborazioni istituzionali che il museo ha attivato nell’ultimo periodo.

Questa realtà, tanto piccola quanto preziosa, è stata valorizzata grazie a numerosi interventi, realizzati anche grazie al lavoro di Capitale Cultura International. È anche grazie al supporto dell’azienda, che si occupa dei servizi di accoglienza al pubblico e della gestione delle esperienze multimediale, che è stato possibile permettere al museo non solo di riaprire in totale sicurezza, ma anche di trovare una prospettiva e una storia da raccontare, in un’operazione di rilancio, condotta in sinergia con il Museo delle Culture che ha reso il Museo delle Dogane un unicum a livello culturale e gestionale.

 

Riaprono le porte dei Musei nel Canton Ticino: fra i primi il Museo delle Culture di Lugano con il supporto di Capitale Cultura International

Maggio 11th, 2020 Posted by news-it, Senza categoria 0 thoughts on “Riaprono le porte dei Musei nel Canton Ticino: fra i primi il Museo delle Culture di Lugano con il supporto di Capitale Cultura International”

Questa mattina alle ore 11 il Museo delle Culture di Lugano riapre i battenti al suo pubblico che potrà fruire della bellezza degli spazi e delle collezioni in sicurezza, grazie agli accorgimenti messi in atto dalla Fondazione Culture e Musei in collaborazione con Capitale Cultura International, per tutelare il distanziamento sociale e, conseguentemente, la salute del visitatore.

Grazie infatti all’apposita segnaletica, ai pannelli in plexiglas, ai percorsi tracciati sul pavimento che garantiscono il rispetto della distanza di due metri tra i visitatori, il Musec ha potuto riaccogliere il pubblico con un mese d’anticipo rispetto a quanto preventivato inizialmente e in totale sicurezza. Gli interventi, coordinati al responsabile dei servizi museali di Capitale Cultura International, Thomas Cieslik, permettono, così, di lanciare un segnale positivo e deciso al mondo della cultura svizzero e non solo, grazie anche alle precise direttive del governo.

All’interno dello Spazio Cielo del Musec sarà possibile visitare una nuova esposizione temporanea, composta da una selezione di tessuti e tappeti tradizionali proveniente dal Marocco e dalla collezione di Annette Korolnik, nota collezionista di tessili e piatti del Marocco. La collezionista, inoltre, è stata largamente coinvolta della realizzazione del progetto insieme a Paolo Maiullari, il curatore del Museo, e, con lui, ha firmato il bellissimo catalogo. Questa novità espositiva dialoga e completa l’esposizione che si colloca al piano terra del Museo, all’interno dello Spazio Maraini, dove si possono ammirare i ritratti impressionisti del Marocco, un percorso di visita ideato e realizzato da Roberto Polillo.

Infine, con questa riapertura, sarà possibile per il pubblico visitare anche i capolavori dell’arte dei Dayak del Borneo, esposti all’interno di Villa Malpensata, prima che gli stessi spazi accolgano, durante l’estate, oltre cento opere in una nuova grande esposizione dedicata alla pittura giapponese dal XVI al XIX secolo.

Un segnale di ripartenza che, come detto, dà speranza al mondo della cultura e che, speriamo, presto possa essere seguito da molti altri casi, come, ad esempio, il Museo delle Dogane svizzero, che si sta preparando per aprire alla stagione 2020 con importanti novità espositive.

11/05/2020 by Antonio Scuderi

I Dayak al Museo delle Culture di Lugano: una mostra li racconta attraverso la loro arte

Ottobre 10th, 2019 Posted by news-it, Senza categoria 0 thoughts on “I Dayak al Museo delle Culture di Lugano: una mostra li racconta attraverso la loro arte”

Inaugurata al Musec di Lugano il 28 settembre scorso, «Dayak. L’arte dei cacciatori di teste del Borneo» è la più grande esposizione di arte Dayak del Borneo degli ultimi quarantacinque anni. L’esposizione temporanea è frutto della ricerca pluriennale condotta dal MUSEC, in collaborazione con partner scientifici internazionali.

La mostra e il libro riccamente illustrato che la accompagna (Arte Dayak di Paolo Maiullari, Culture Arts&Books, Lugano 2019, pp. 296) sono il coronamento di un percorso di ricerca, valorizzazione e accrescimento delle collezioni del MUSEC di arte del Borneo, avviato una quindicina di anni fa.

La lettura e l’iconografia tradizionale del tempo hanno sempre rappresentato i Dayak come crudeli cacciatori di teste. Una percezione distorta e limitata della tradizione culturale Dayak, che riguardò anche gli oggetti prodotti dalle popolazioni locali, considerati per lo più alla stregua di feticci e oggetti «primitivi».

La conoscenza veicolata dai musei etnologici europei e americani e le ricerche etnografiche sul campo hanno progressivamente contribuito a descrivere più accuratamente e a comprendere la cultura e l’arte del Borneo. Infatti, se avvicinata senza pregiudizi ed esplorata nelle sue motivazioni profonde, la produzione artistica rivela la sorprendente profondità socio-culturale e la maestria dei popoli che l’hanno prodotta.

Cosa ha portato i Dayak a Lugano?

L’interesse del Museo delle Culture per l’arte del Borneo nasce con Serge Brignoni, la cui collezione rappresenta il nucleo fondante del Museo.

Come molti artisti delle Avanguardie della sua generazione, la passione collezionistica dell’artista ticinese fu da sempre orientata verso le arti tradizionali dei Mari del Sud. Tra queste, Brignoni amò particolarmente le grandi sculture di legno provenienti dalle aree indonesiane del Borneo. Si tratta di sommità di pali cerimoniali che raffigurano figure antropomorfe dal notevole impatto espressivo, accentuato dall’azione degli agenti climatici che avevano intagliato e scavato il legno.

Il legame con questo genere di opere spiega forse perché Brignoni, al momento della donazione alla Città di Lugano, abbia deciso di conservare per sé quattordici sculture del Borneo.

In un secondo momento, Brignoni le donò al Kunstmuseum di Berna che nel 2018 le ha a sua volta cedute al MUSEC. Oggi il Museo può quindi vantarsi di possedere a livello internazionale la più ampia e importante collezione di sculture monumentali del Borneo.

Dayak a Lugano: Il Percorso Espositivo e le Opere

L’esposizione occupa le quattordici sale del primo e del secondo piano di Villa Malpensata. Due sono i temi principali del percorso espositivo, che si articola in undici sezioni tematiche.

La prima parte della mostra si sofferma sull’incontro tra le popolazioni Dayak e l’Occidente, che ha dato avvio alla ricerca etnografica e all’interesse collezionistico e ha influenzato la maniera occidentale di guardare al Borneo e ai suoi abitanti nativi.

La seconda parte cambia prospettiva. Accompagna il visitatore alla scoperta dei significati e dei valori delle opere, in cui si esprime la relazione tra uomini, divinità e fenomeni naturali.

Le 170 opere esposte sono state prodotte per la maggior parte tra l’inizio dell’Ottocento e la metà del Novecento e provengono sia dalle collezioni del MUSEC, sia da altri quattro musei etnologici svizzeri (Basilea, Berna, Neuchâtel e Zurigo) e da collezioni private svizzere ed europee.

Esse rappresentano i maggiori generi di arte Dayak diffusi in Occidente: sculture monumentali di legno, maschere, bastoni magici da caccia, pagaie, armi da guerra, tessuti, ornamenti per il corpo, indumenti, crani-trofeo, matrici da tatuaggio, porta-neonati, elementi architettonici, strumenti musicali, giare e oggetti di cultura materiale intrecciati e decorati.

Qui potete scaricare un pdf con la mappa e i dettagli del percorso espositivo e le opere.

Inoltre il Museo ha pensato di redatte uno speciale documento appositamente pensato per le scuole, come dossier didattico. Questo presenta non solo la mappa e il percorso espositivo con le opere, ma anche importanti approfondimenti utili ai fini dell’insegnamento.

Capitale Cultura International è partner del Musec nell’ambito dei servizi di accoglienza, Marketing, attività educative e sviluppo partenership.